Sara Ischia

Sarà che è stato il mio primo trail ma questo Trinacria lo porto nel cuore.
Sono Sara, Sara della seconda edizione del Trinacria bike trail ( 2016 n.d.r ), l’unica donna iscritta, proprio come nella prima edizione. Partita dal Lago di Garda in aereo, con me: la mia fedele mtb, il mio nuovo GPS, un set di borse da Bikepacking di seconda mano e un sacco a pelo avvolto in un sacco nero della spazzatura per renderlo impermeabile appeso al manubrio. Mi presentai a Linguaglossa con la bici carica di ogni cosa, le zip delle borse si chiudevano a fatica, ma in quel momento mi sembrava che tutto ciò che avevo portato era indispensabile. La prima notte la ricordo ancora, con altri partecipanti avevamo trovato un casolare abbandonato sulla dorsale dei Nebrodi, qualcuno aveva acceso il fuoco e avevamo dormito lì, tutti insieme. Nei nostri zaini la cena recuperata nel pomeriggio a Floresta durante una sagra, arrivammo accolti dal profumo di porchetta, funghi porcini, provola, ricotte al forno, deliziosi cannoli alla crema di ricotta e di pistacchio. Il primo giorno fu il più avventuroso, immerso nella natura tra maestosi e fitti boschi di querce e faggi dai colori autunnali incontrando, mucche, cavalli, maialini neri e cani randagi. Dormire immersi nella natura selvaggia fu emozionante ma la cosa davvero incredibile fu il paesaggio al risveglio, con le prime luci dell’alba si intravedeva maestoso in lontananza… il Vulcano, elemento sempre presente durante il trail.

Usciti dal bosco alcuni di noi decisero di abbandonare il tracciato, allungandolo di diversi km, alla ricerca di un paesino dove avremo trovato da mangiare, ricordo la gioia e l’energia per proseguire ed arrivare verso sera a Gangi. I giorni successivi il tracciato portava in cittadine ricche di arte, storia, archeologia, cultura e tradizioni: Calascibetta, Leonforte (sosta alla maestosa fontana), Regalbuto, Bronte, fino ad arrivare alle pendici dell’Etna. L’ultimo giorno fu il più divertente, nuova per me la sensazione di pedalare sulla lava scura dove le ruote scorrevano a fatica, salire fin quando non c’era più vegetazione per poi lanciarsi in divertenti discese, l’ammortizzatore aperto e la sacca posteriore che stretta al canotto provava a resistere ai sobbalzi. Questo viaggio è stato speciale, ho visitato una parte di Sicilia che non conoscevo con un mezzo che adoro, ho assaporato la cucina locale e incontrato persone meravigliose. Aver terminato il TBT ha aumentato la mia voglia di scoprire nuovi territori in bicicletta, perché in bici procedo con calma e quando mi metto in sella sento quel piacevole senso di libertà.